IL GIORNO DOPO LO STUPRO NEL BAGNO DELLA DISCOTECA A RIMINI

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IL GIORNO DOPO LO STUPRO NEL BAGNO DELLA DISCOTECA A RIMINI, IL 22ENNE ALBANESE E’ ANDATO DALLA 17ENNE SUA VITTIMA PER CHIEDERLE: “RICORDI QUALCOSA?” – LE AMICHETTE (…) CHE HANNO FILMATO TUTTO SENZA INTERVENIRE PROVANO A GIUSTIFICARSI: “ABBIAMO FATTO IL VIDEO PER FARLO VEDERE ALLA MADRE”

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Preoccupato, ossessivo e pure speranzoso, lui era tornato da Francesca l’indomani della violenza. «Ricordi cosa è successo ieri fra noi?», le avrebbe chiesto con la faccia di chi ha qualcosa da temere. Così, almeno, racconta lei agli inquirenti che l’ hanno sentita sulla vicenda. Da quel momento, era marzo, la diciassettenne Francesca (nome di fantasia) ha deciso di lasciare la scuola senza farci più ritorno, neppure quest’ anno.

«Avevo paura di incontrarlo», dice ricordando che il ventiduenne albanese vive lì, nel suo stesso paese della provincia di Rimini, che lo conosce da tempo e che già in precedenza l’aveva approcciata per avere una relazione con lei. E anche in quella circostanza sarebbe tornato a proporsi.

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Ma quello era il giorno nero di Francesca. Perché meno di 24 ore prima, nel bagno della discoteca chiuso a chiave dall’interno, aveva subito la violenza sessuale proprio da lui.

Inerte, stordita dall’ alcol e, ipotizza lei, forse anche da qualcos’ altro (droga dello stupro), non era riuscita a liberarsi dalla presa. «L’ha usata come una bambola», diranno gli avvocati Piergiorgio Tiraferri e Carlotta Angelini che l’ assistono. Un’ amica l’ ha filmata dall’ alto del bagno adiacente.

«L’ho fatto perché volevo farlo vedere alla madre», è l’ improbabile spiegazione. Poi c’erano anche le altre quattro della compagnia (una di 14 anni), un po’ a ridere, un po’ a preoccuparsi, un po’ a biascicare, in un clima di generale torpore perché tutte quel giorno avevano esagerato con i cocktail bomba della disco, serviti dall’ albanese. «Io l’ avevo detto a lei, vieni fuori da quel bagno, non è quello che vuoi tu», ha messo a verbale una delle ragazze. Francesca ricorda poco di quei momenti: «Solo che gli dicevo di uscire e lui mi rispondeva aspetta un attimo. Ma ho un vuoto…».

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Nella memoria le è rimasto qualche flash: lei che barcolla sulle scale dei bagni, lui che arriva, entra, chiude. Poi la nebbia. «Sono andata a chiamare il buttafuori perché intervenisse», dice un’ altra. Ma forse lo stupro si era già consumato. «Io ho tirato uno schiaffo all’ albanese, ci hanno cacciati tutt’ e due», ricorda l’ amica del cuore.

Dal giorno dopo, la dura realtà di Francesca: lo choc, la paura di essere incinta, lui che si ripresenta, fino a scoprire dalla madre l’ esistenza del video che già circolava su WhatsApp. E, infine, la decisione di lasciare anche il paesello per andarsene lontano, a casa di un parente, e cambiare vita.

Andrea Pasqualetto “Corriere della Sera”

FNC Press office